Torna Tom Cruise in “Top Gun: Maverick” e rivive l’epica moderna

… ed è subito bellezza, stupore, commozione e gioia.

Non è retorica.

Quando Tom Cruise si assenta per qualche anno – magari per ragioni plausibili come la pandemia – dal grande schermo, ci sentiamo tutti spaesati (l’ultimo suo film Mission Impossible Fallout è del 2018). Perché quest’icona dei nostri giorni è un professionista di tale spessore, che per il pubblico è come se avesse vinto enne Oscar (ha vinto “solo” 3 Golden Globe, ed altri premi minori), ed è in grado di provocare nello spettatore un’immedesimazione che pochi del suo calibro possono garantire, specie nell’affrontare missioni davvero impossibili.

Provvidenziale per la sua carriera fu tra l’altro una lesione al tendine, allorché era un ragazzo, per cui abbandonò l’idea delle lotte di wrestling. Quando si dice che i mali a volte non vengono per nuocere…

Da bambino era dislessico, in forma piuttosto seria, frequentava la scuola pubblica e a soli 11 anni subì il trauma del divorzio dei suoi genitori, ma il nostro caro Tom (all’anagrafe Thomas Cruise Mapother) nella vita reale si gettò ben presto tutto alle spalle e dopo qualche comparsa televisiva volò a N.Y. per frequentare i corsi serali di recitazione, cercando di mantenersi con lavoretti saltuari.

Di lì in poi quanto a carriera non sbagliò praticamente nulla: mentre otteneva una qualche fama come fotomodello (essendo alto solo 1,68 m.), cambiò il suo agente, venne scritturato per un film di Zeffirelli (un geniale Zeffirelli) nel 1981 e di seguito i suoi compagni di scuola devono aver rosicato un bel po’, ammirandolo nelle locandine e relative pellicole di registi come Harold Becker, Ford Coppola, Ridley Scott, Scorsese, Oliver Stone, Ron Howard, Pollack, De Palma, Kubrick, Spielberg, Redford, Zwick, solo per citarne alcuni. Tom Cruise ha l’invidiabile media di 1 film all’anno; e che film!

Tra cambi di agenti, trasferimenti, lui è un’autentica macchina da guerra filmica e riesce a superare anche la perdita del padre allorché ha solo 22 anni, senza arrestare il lavoro e permettendosi, già da divo, di prendere parte a documentari, di diventare produttore – in fondo a cosa servono le statuette, se si è l’attore più pagato di Hollywood (2012) – ed anche da produttore viene annoverato (da economisti) tra i 4 produttori più solidi e geniali a livello planetario (tra gli altri ritroviamo il citato Spielberg ed una vecchia granitica conoscenza come George Lucas). O ancora può permettersi di prendere recenti lezioni di volo, per ridurre gli interventi scenici degli stuntman, a favore di una resa più che mai realistica.

A questo punto – direte voi – come possiamo sentirci noi di fronte a questa star cosmica, così americana e così poco americana al contempo (ha origini inglesi, irlandesi e tedesche), questo talento assoluto, di fronte ad uno che ha ribaltato tutti gli stereotipi? ad uno acclamato sulle passerelle di Cannes e di tutto il mondo? ad un Achille del mondo contemporaneo?

Ci sentiremo avviliti, dei nonnulla? No.

Perché lui sullo schermo è il tuo miglior amico, lui sei tu, o meglio tu non sei più tu; nella sala non ti accorgi neanche di indossare quell’odiosa mascherina, e che tu sia bimbo, donna o anziano, voli via nei cieli, puff… il tuo essere si disperde in volo o sulla terra alla volta di obiettivi impossibili.

Un tempo c’erano l’Iliade e l’Odissea ed i loro eroi, l’epica del XX e XXI secolo è scolpita da Tom Cruise.

Penserete voi: Top Gun: Maverick quale sequel del mitico Top Gun (uscito nel 1986, sotto la regia di Tony Scott, regista fratello di Ridley e mancato nel 2012) sarà un buon prodotto, così come Mission Impossible; tanto da aver rastrellato in pochi giorni nelle sale italiane (dall’uscita avvenuta esattamente il 25 Maggio; negli States è invece uscito il 27 Maggio) oltre 1 milione di euro, facendo lievitare l’incasso globale del film a 4 milioni di euro.

E’ chiaro che sia di per sé un buon prodotto, questo film presentato alla settimana del cinema di Cannes; è il pubblico stesso ad aver sollecitato per decenni un sequel, come ricorda l’attore, e qui gli ingredienti per la riuscita ci sono tutti: il buon cast, l’ottima fotografia affidata al cileno Claudio Miranda di origini italiane (già Oscar nel 2013) e le avvincenti riprese aeree, tutte live; una sceneggiatura convincente e ben ritmata; il ritorno del pilota alla base militare Miramar di San Diego, la stessa dove fu girato nel 1985 il film campione di incassi; lo spirito di gruppo ed allo stesso tempo di competizione; il velato tributo agli anni ’80; il melting pot e la raggiunta parità dei sessi anche tra i corpi militari (vedasi il pilota Phoenix, interpretata dall’argentina Monica Barbaro). L’obiettivo è una base nemica che per fair-play geopolitico non viene menzionata; c’è poi un regista, Joseph Kosinski, affascinato dalla fantascienza e laureato in ingegneria meccanica ed in architettura; ed anche la storia d’amore che, tra adulti, è più complessa e tira-e-molla delle storie adolescenziali.

Ma occorreva anche affrontare i rischi connessi al seguito di un cult-movie tanto dirompente, quello che consacrò Cruise alla Walk of Fame, con annesse aspettative di pubblico e critica. Quindi Cruise ha preso tempo per trovare la giusta storia ed il giusto team, per arrivare a filmare una pellicola di 131 minuti che scorrono veloci, e che proiettano il film d’azione ad un passo dalla fantascienza. Dopo 30 anni di onorato servizio dell’eroico Maverick, la storia andava riscritta e l’operazione era delicata; così il protagonista veste ora i panni di un addestratore, e non tanto quelli di top-pilot, che sente il peso della responsabilità delle vite dei giovani militari della sua squadra, cui ben presto si affezionerà.

E rispetto alla sua partner nella finzione, l’attrice ed ex-modella Jennifer Connelly, vi è pure un’altra strana coincidenza: venne scoperta anch’ella da un regista italiano, ossia Sergio Leone (C’era una volta in America, del 1984) e ha lavorato anche con Dario Argento; la ricordiamo per l’intensa interpretazione in A beautiful mind, che le valse l’Oscar del 2002 come migliore attrice non protagonista.

Per cui non ci schiereremo con certa critica intellettual-snobistica (che esalta quei film di fatto disertati dai più), perdoneremo quindi qualche trovata poco credibile (come una passeggiata in una base nemica senza esser notati) che reputiamo sorpassata dall’interpretazione del protagonista, la cui maturità artistica conferisce un ottimo suggello al buon prodotto Top Gun, e dal buon impianto filmico, che prevede cambi di rotta, dinamiche di azione ma anche relazionali, ostacoli ed imprevisti, creati pure dall’invidia o dalla scarsa lungimiranza di qualche superiore gerarchico.

Come non immedesimarsi in Pete Maverick Mitchell.

Leit motiv del film:

– prima o poi, ciascuno deve fare i conti col proprio passato.

 

Silvia D’Ambrosio

 

TOP GUN: MAVERICK (U.S.A.)

Regia: Joseph Kosinski

131’

Voto: 8 e mezzo

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