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ALL’ADI MUSEUM IN MOSTRA IL COSTUME DA BAGNO FINO AL 29 MAGGIO

Alle porte dell’Estate e con queste alte temperature, non vi è ispirazione migliore per il nostro look estivo – da spiaggia o da piscina – della mostra intitolata Sull’onda del tempo all’Adi Museum (piazza Compasso d’Oro 1, Milano; zona cimitero Monumentale), aperta fino al 29 Maggio.

Diversi capi sui manichini ed un video con i modelli in voga dagli anni ’20 agli anni ’90, prodotto da Olo Creative Farm ma ideato dagli studenti dello IED con l’ausilio dei docenti, e che sintetizza al pubblico la ricerca storica svolta in via didattica, mostrano al visitatore che i canoni di bellezza sono mutevoli nel tempo, ma possono anche evolversi all’insegna della sostenibilità; la location non poteva che essere l’unico grande polo del design made in Italy, inaugurato proprio un anno fa, e col biglietto unico si può visitare tutto il museo.

Il costume da bagno, che rispetto ad altri capi di indosso ha risentito forse di minor evidenza, è un capo sintomatico e simbolo di per sé di evoluzione sociale: dall’abbandono delle salopette tipiche degli anni Venti ai primi casti due pezzi degli anni Trenta, dall’emancipazione del tabù dell’ombelico (nel Luglio ’46), per venire alla diffusione popolare del bikini negli anni Sessanta, e nei decenni a venire all’uso del costume intero come body in palestra o in discoteca, o come sottogiacca. Pare comunque ve ne fossero dei prototipi molto abbozzati fin dal IV secolo d.C., come evidenziano i mosaici della Villa del Casale, a Piazza Armerina. Sono d’altronde gli studi scientifici che acclarano i benefici del sole, a spingere le aziende ed il pubblico tra fine ‘800 ed i primi decenni del ‘900 verso modelli via via più succinti.

Del tempo ne è passato dal 1907, anno in cui la nuotatrice australiana Annette Kellerman fu arrestata negli States per essersi esibita nel nuoto sincronizzato indossando un costume scandaloso che non copriva gambe, braccia e collo. Già negli anni trenta lo stilista parigino Jacques Heim rivendicava la paternità di Atome, il primo due pezzi che lasciava scoperto il ventre e che poche donne indossarono, anche a motivo del conflitto mondiale; fu nel Luglio ’46 che se ebbe la definitiva consacrazione: l’ingegnere Louis Réard, prese le redini della boutique della madre, inventò il Bikini dovendo già faticare per trovare chi lo indossasse a scopo dimostrativo, che poi divenne simbolo di sensualità con Brigitte Bardot (modello Vichy indossato in Et Dieu créa la femme di Roger Vadim) o con la Bond-girl Ursula Andress, o con Lucia Bosè e Sofia Loren tra concorsi di miss e passerelle.

Il titolo della mostra è stato volutamente dedicato all’onda nell’ottica di una sempre maggiore consapevolezza del rispetto che l’uomo deve avere nell’uso delle risorse naturali, e che ha visto in tempi recenti nascere tessuti innovativi, sostenibili e green, brevettati e prodotti da aziende settoriali, ma pure a richiamare alcuni frame ondulati disegnati da studenti IED nell’ambito di progetti scuola-lavoro per promuovere la salvaguardia del mare e del suo ecosistema, poi premiati da Yamamay e riprodotti nelle fantasie di alcuni capi di punta dell’azienda.

Siamo in un’epoca di grandi evoluzioni tecniche, in cui i cicli industriali si accorciano sempre più e raggiungono un periodo vitale di 7/8 anni, al termine dei quali occorre cambiare processi e macchinari” racconta Barbara Cimmino , Head Corporate Yamamay; “in questi processi ha sempre più spazio la voce <sostenibilità>, da intendersi come processo di produzione etico, alla ricerca di nuove sfide e con riguardo alla possibilità di riuso e smaltimento, e come obiettivo di orientamento del compratore/consumer. Siamo ad un punto in cui occorre un cambio delle regole.

In mostra ritroviamo sullo sfondo dei manichini sia i filati Repetable dell’azienda italiana RadiciGroup, la cui produzione abbatte le emissioni di CO2 del 45% ed i consumi (di acqua del 90% e di energia del 60%), sia i tessuti Sensitive Fabrics, che conferiscono al prodotto indeformabilità e durata, grazie all’elasticità tridimensionale, in modo da scongiurarne il deterioramento.

Ecco che, prendendo spunto da Ursula Andress che riemerge dalle acque fasciata dall’iconico bikini bianco, per essere al passo coi tempi e davvero cool le prossime Bond-girl dovranno scegliere i nuovi modelli proposti dall’industria più avanzata, conciliando la performance estetica con la consapevolezza green.

Silvia D’Ambrosio

ADI MUSEUM

Piazza Compasso d’Oro 1

20154 Milano

www.adidesignmuseum.org

aperto tutti i giorni, tranne il lunedì, h 10.30-20

biglietti: 12,00 / 9,00 €

SETTIMANA della MODA Milano, Febbraio 2022

Sfilata SMGlobal

della stilista Samina Mughal,
newyorkese di origine indiana.

Tripudio di ricami ed eleganza

AL VIA LA SETTIMANA DELLA MODA: 170 EVENTI

Le maison promuovono la moda sostenibile

Dopo tante incertezze, dopo le preoccupazioni da curva pandemica e gli show annullati a Gennaio per la Moda Uomo, ora – che le previsioni volgono al sereno – prende il via la Settimana della Moda femminile, con una scaletta di oltre 170 eventi.

Grandi aspettative ed ottimismo per il settore, che registra ottime performance (incremento di circa il 20% nel 2021, dati Confindustria), ma anche per le varie filiere che andranno a giovarsene: ristorazione, hotel, trasporti, cultura, commercio al dettaglio.

Quasi tutti i marchi scelgono sfilate e presentazioni live e pochissimi ricorrono in via esclusiva alle modalità digitali; tornano in scaletta marchi storici (Bottega Veneta, Trussardi, Gucci, Diesel) ma troviamo anche parecchi battesimi di nuovi brand. Per l’occasione allestito un maxi-schermo in Galleria Vittorio Emanuele dove seguire gli eventi, a conferma che – come ribadisce il Presidente della Camera della Moda Capasa – “La moda è di tutti”, ma proprio tutti. Lui stesso terrà a battesimo un nuovo brand col suo nome al Teatro degli Arcimboldi.

I nuovi stilisti oltre che talentuosi, sono ben preparati: studiano a Brera o alle Accademie e si forgiano in anni di gavetta.

Allentate le misure precauzionali, i buyer stranieri potranno partecipare agli eventi contattando la Camera della Moda con l’attestazione di tampone molecolare negativo (grazie ad un accordo strappato al Governo).

Nel settore emerge una sempre maggiore sensibilità al riuso, al corretto smaltimento e all’ecologia, concetti promossi dalla campagna DETOX, che si prefigge l’eliminazione di sostanze pericolose per l’uomo e la natura, nei processi industriali del settore-moda. Già nel 2016 Confindustria Toscana Nord aveva guidato aziende del distretto tessile, 20 per l’esattezza, ad un processo di adesione agli impegni Detox, creando il Consorzio Italiano di Implementazione Detox (CID); poi ricevendo adesioni da ogni parte d’Italia fino alle attuali 37 aziende-socie. Sono imprese che producono filati, tessuti, agenti chimici o aziende di tintoria e rifinizione.

Alla vigilia della Fashion Week, l’ente ha presentato i propri progetti in una Conferenza Stampa presso l’Accademia Costume & Moda, assieme a Chiara Campione di Greenpeace ed Elisa Monica Gavazza della ZDHC Foundation.

Intendiamo promuovere una moda che elimini le sostanze pericolose e tossiche dai processi tessili, a tutela di tutti e dell’ambiente, ma anche attivare scelte consapevoli nel consumatore, oltre che tra i manager del settore e gli stilisti. Per questo puntiamo innanzitutto sulla formazione dei giovani che vogliono intraprendere una carriera nella Moda”, queste le parole del Presidente CID Andrea Cavicchi.

Il primo progetto ha riguardato lo studio della qualità chimica dei capi realizzati con fibre tessili riciclate; è stata stilata la Lista di agenti dannosi, che non vanno utilizzati nella lavorazione dei materiali; il tutto a supporto delle aziende che promuovono l’approccio circolare dei prodotti e per garantire un elevato livello di sicurezza. La lista è disponibile sul sito www.consorziodetox.it

Un secondo progetto coinvolge gli studenti di moda dell’Accademia di Milano e Roma, per promuovere il riuso creativo degli oggetti agé e realizzare una grande installazione, che vedrà la luce qui a Milano e sarà inaugurata nel 2023.

Silvia D’Ambrosio