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L’AMICA GENIALE E LA CRISI DI TALENTI IN RAI

Con gran piacere domenica 20 Febbraio mi sono incollata alla TV – cosa che faccio ormai di rado, ma un poco più da inizio-pandemia – per vedere “L’amica geniale”, serie 🎥 di grande successo sia in Italia che all’estero.
E non a caso.

La serie, strettamente autobiografica, ma anche i romanzi 📚📙 cui Elena Ferrante ha dato vita, sono ben fatti; ben strutturati, scorrevoli, con ottimo tratteggio dei caratteri, e sullo sfondo gli eventi socio-culturali dell’Italia 🇮🇹 del Dopoguerra coi suoi mali atavici (camorra, omertà) fino agli atti terroristici e alle contestazioni degli Anni ’70.
E poi le visioni parallele: Napoli, Firenze, Milano.

Un prodotto immensamente migliore di tanti filmetti americani (buonisti, superficiali, dalle sceneggiature noiose) che ci hanno propinato e ammorbato (tutte le reti, in realtà) nelle festività natalizie.
Uno sguardo sugli accadimenti che, pur provenendo da una scrittrice dichiaratamente di Sinistra, e già collaboratrice de L’Unità 📃📰, non manca di criticare certe adesioni teoriche dei Professoroni universitari 💼 (che vivevano realtà ben diverse da quelle delle fabbriche), le derive della lotta di classe 💣, l’adesione acritica delle masse pronte a seguire il primo imbonitore. Pure se l’imbonitore è il primo ipocrita e si chiama Nino Sarratore, e semina i figli nel mondo (“perché è del Mondo che sono figli” 🎶, citando De Gregori) senza badare di occuparsene e perseverando da adulto a fare lo sciupafemmine.

Mentre questo colosso va in onda, in pausa pubblicitaria impugno il telecomando e vado di zapping.
Su Rai3 mi imbatto in una triste gag della Litizzetto, che cerca di provocare delle risate sul possibile conflitto Russia-Ucraina. La mia attenzione viene attratta perché da subito pensi “Ci è o ci fa ?”.
Nessuno ride nello studio televisivo, pur zeppo di spettatori, e si sente una risata forzata che scioccamente ride a comando e sarà certamente ed appositamente pagata.

Eh già, su Rai1 con L’Amica geniale, con queste nuove amiche con cui mi sento in empatia, calandomi nella loro realtà, mi sono per un poco dimenticata quanto la Rai stenti a trovare dei veri talenti.
Anche se di veri talenti ci sarebbe proprio bisogno !

Silvia D’Ambrosio