AL VIA LA 35a MARATONA DLES DOLOMITES E LA STAGIONE ESTIVA

In località La Villa in Alta Badia domattina 3 Luglio 2022 alle ore 6.15 chiuderanno le griglie di partenza per la 35° edizione della Maratona ciclistica Dles Dolomites. Le richieste di partecipazione quest’anno sono state tre volte superiori al numero dei pettorali ed esattamente 27.300 per ottomila iscrizioni disponibili. Le partecipazioni si dividono a metà tra stranieri ed italiani.

All’evento sportivo di importanza internazionale saranno dedicate ben 6 ore di diretta su RAI2. I tre percorsi sono ormai un appuntamento notorio del ciclismo: la Maratona classica con 138 km. e 4230 m. di dislivello, il percorso Medio con 106 km. e 3130 m. di dislivello, ed il Sellaronda con 55 km. e 1780 m. di dislivello.

Quest’anno il simbolo della Maratona è il Ciüf (la Flora), ripreso anche sulle maglie di color verde, dotate di tasche porta-numero (con eliminazione delle antiquate spille da balia), a ribadire che l’anima della maratona è sempre più green.

Ritroviamo tale leit motiv della sostenibilità nel Green Angel ossia il meccanico sostenibile, realizzato di fatto e gestito da Enel, a supporto degli sportivi. A parte la maglia aerodinamica e traspirante, tutti i ciclisti partecipanti ricevono un gilet realizzato in tessuti eco di nylon ricavato interamente da materiali di scarto (come reti da pesca, tulle ecc.) ed una sacca in cotone; persino la medaglia di partecipazione è realizzata con materiali naturali: fieno, legno di cirmolo ed una margherita per ogni medaglia.

Diversi sono gli eventi collaterali organizzati in concomitanza: spettacoli, ma anche percorsi culinari curati da chef come l’inglese Michael Wignall o il nostrano Simone Cantafio. Per l’occasione è stato creato un piatto particolare, ipocalorico ed energetico: una zuppa di orzo, cirmolo, gemme d’abete fermentate e tarassaco. A fare da madrina all’evento lo chef Margherita Mosca, che è pure guida escursionistica ambientale.

E’ ottima quindi la partenza della stagione estiva sulle Dolomiti patrimonio dell’Unesco, dove molti trovano rifugio dall’afa della pianura, e che comunque risentono anch’esse di temperature sopra la media: si pensi che in cima alla Marmolada, quindi sul ghiacciaio perenne, in questi giorni si registrano punte di 12 gradi.

Ed ancora, tutti gli appassionati meno performanti potranno iscriversi al tradizionale Sellaronda Bike Day sabato 17 Settembre, evento amatoriale con chiusura al traffico dei quattro passi attorno al Sella, tra le ore 8.00 e le 15.00.

INFO SU

www.maratona.it

www.sellarondabikeday.com

IL SINDACO EMETTE ORDINANZA PER L’ALLARME SICCITA’

Dopo la proclamazione dello stato di emergenza per siccità da parte della Regione Lombardia, in vigore fino al 30 Settembre, il Sindaco Giuseppe Sala vuole fare la sua parte: con Ordinanza del 25 Giugno scorso ad attuazione immediata, ha disposto la sospensione dell’irrigazione a spruzzo delle aree verdi del capoluogo e la chiusura delle fontane pubbliche, eccetto quelle dove è presente fauna/flora e con l’eccezione dei laghetti e delle rogge dei parchi urbani, nonché il divieto di riempimento di piscine (o fontane) private, per cui si raccomandano metodi di mantenimento dell’acqua esistente ed uso di trattamenti speciali.

Le fontanelle invece, i cd. Draghi urbani, sono salvi; saggia decisione perché la città è piena di turisti, milanesi e pendolari assetati, così come i cani a passeggio. E restano ovviamente aperte le piscine pubbliche, dove i milanesi cercano un po’ di tregua al caldo soffocante delle ultime settimane.

L’ordinanza appare più che altro una raccomandazione a fare un uso razionale dell’acqua.

Altro divieto viene espresso per lavare auto private, da evitare quindi, ad eccezione dei servizi di autolavaggio aperti al pubblico.

I negozi dovranno infine mantenere chiuse le porte, così evitando l’uscita del fresco da impianto di condizionamento.

L’Ordinanza contiene raccomandazioni, come quella di ridurre i consumi in genere, quindi anche energetici, raccomandando ad uffici ed abitazioni di mantenere in ogni caso la temperatura a 26 gradi.

Mentre Milano è stata la prima metropoli italiana a dare un significativo segnale a vantaggio del risparmio d’acqua ed energetico, ricordiamo che i fiumi lombardi sono sotto livello, così pure il Po che viene giornalmente monitorato, e registra l’avanzamento di acqua salata dal mare, con rischi per le colture vicine; ciò anche se con gli ultimi temporali il livello aveva registrato un qualche incremento di portata.

I risultati del referendum a Milano

Non si placano le polemiche legate al flop referendario.

I referendum non hanno dato il risultato sperato a chi li proponeva e da molti sono stati tacciati di essere esageratamente tecnici, e forse anche troppi.

Scarsa la partecipazione milanese, ed un po’ ovunque dove il voto non era accompagnato dalle elezioni amministrative; a Milano si è recato alle urne poco più del 16% degli elettori, ed esattamente il 16,3%, al di sotto della media nazionale.

E’ anche vero che a Milano, ove fosse stato raggiunto il quorum, avrebbero vinto i SI’.

La zona più aperta al SI’ e all’abrogazione delle norme è percentualmente la Zona 1.

In tutti i municipi cittadini si sono registrate percentuali di gradimento ben maggiori per i quesiti 3 (separazione delle carriere, scheda gialla), 4 (modifica norme sulla valutazione dei giudici, scheda grigia) e 5 (abrogazione numero minimo di firme per presentazione liste CSM, scheda verde), in cui il SI’ è stato espresso in percentuali che superano il 74% in tutte le zone della città.

Margini ben inferiori per la richiesta di abrogazione della Legge Severino (quesito 1, scheda fuxia) e per le modifiche all’applicazione delle misure cautelari (quesito 2, scheda arancione), dove la forbice rispetto al NO è piuttosto risicata, consentendo in alcuni seggi di lasciar prevalere l’espressione di voto negativa o di far prevalere il NO a sezioni scrutinate in alcuni Comuni della provincia.

Appena inaugurata la stagione del Treno di Dante

UN VIAGGIO TRA CULTURA, ARTE E SPECIALITA’ CULINARIE

Tra Giugno e fine Ottobre (con sospensione tra metà Luglio e fine Agosto) il Treno di Dante percorre i luoghi danteschi della tratta ferroviaria faentina, che fu la prima ad attraversare gli Appennini; gli stessi che il poeta attraversò andando in esilio allorché venne colpito – nel 1302 – da grave e pretestuosa condanna al rogo se fosse stato trovato, o all’esilio perpetuo ed interdizione dai pubblici uffici, metodo usato all’epoca per annientare o allontanare i politici invisi al Papa e ai guelfi neri. Bando agli indugi, egli che era sì uomo di cultura, ma anche – diremmo oggi – un attivista, e dalle posizioni piuttosto nette, fu costretto a scappare e rifugiarsi nelle più ospitali località emiliane, romagnole o venete, dove continuò l’attività politica e di ambasciata. Dopo anni di permanenza in quelle regioni, e dopo aver contratto la malaria attraversando le Valli di Comacchio, a seguito di un’attività diplomatica su Venezia andata a buon fine a favore della sua amata Ravenna, nel Settembre 1321 Dante vi morì a 56 anni, presenti le massime autorità cittadine ed i figli. E non poté più rivedere la natia città di Firenze.

Voluto a 700 anni dalla sua morte, che cadevano lo scorso Settembre, questo treno speciale ha raccolto 5.025 visitatori in 28 giorni di viaggio nell’edizione-pilota del 2021, con il 25% di presenze straniere (in maggioranza turisti europei o americani) ed un alto indice di gradimento; quindi quest’anno si è pensato di allargare a 32 le giornate di viaggio, spalmate fino al 1 Novembre 2022. Sconosciuto ai più, questo treno originale del 1928 denominato Centoporte, parte da Firenze alle ore 8.50 e viaggia alla velocità massima di 80 Km/h alla volta di Ravenna (dove si arriva poco prima di mezzogiorno) per un totale di 136 Km, riscoprendo una tratta oramai secondaria e dai paesaggi incantevoli. Il mezzo è a sua volta denso di fascino retrò, presenta la prima e la seconda classe dai divani imbottiti e dettagli in stile Liberty, ed una classe standard (che corrispondeva alla 3a classe) tutta arredata in legno, per un totale di 230 posti a sedere; ad essi si aggiungono il vagone postale e la motrice. Un unicum nel suo genere, molto apprezzato nell’edizione di lancio dello scorso anno.

Le partenze sono previste solo nei week-end (il sito http://www.iltrenodidante.it riporta tutte le date ed i dettagli) e sul treno è presente per ogni vettura un’assistente di viaggio, che funge da un lato da guida ed illustra curiosità storiche ed architettoniche, dall’altro può consigliare i turisti su rocche, palazzi, teatri o musei da visitare, il cui ingresso è gratuito ed incluso esibendo il biglietto del treno in questione (anche in giorni diversi dal viaggio). Il prezzo è davvero allettante: per la singola tratta è di 38,00 €, ed € 56,00 per l’andata e ritorno. Sono inoltre previste convenzioni con ristoranti e trattorie per gustare specialità locali, col solo biglietto di viaggio; ma i tour-operator organizzano a richiesta pacchetti tematici, ad esempio sul tema del benessere, o con riguardo all’artigianato locale, o abbinando degustazioni di prelibatezze a chilometri zero.

L’intento è quello di spostare una parte di turismo dalla celebre città d’arte a borghi medievali e luoghi meno celebri ma ricchi di fascino e di storia, ed immersi nella natura, che in fondo è il punto di forza dell’Italia intera; località che all’epoca ispirarono Dante stesso nella stesura del suo capolavoro. Così per l’occasione speciale della ricorrenza, la Fondazione FS ha messo a disposizione un treno d’epoca, che parte da Firenze e le cui fermate intermedie sono nell’ordine Borgo San Lorenzo, Marradi, Brisighella e Faenza, tutti luoghi importanti nella vita del Sommo Poeta (ma si traversano pure Vaglia, Ronta, Scarperia, San Piero a Sieve, Vicchio, Crespino del Lamone). Già lo scorso anno si poteva scegliere di pernottare in una delle località del percorso, ma quest’anno la formula si è affinata: il sabato è possibile scegliere la modalità “crociera”, in tal caso si prevede una sosta prolungata e pari ad un’ora e mezza a Brisighella o Faenza, a percorsi alternati, oltre alle altre tre fermate tecniche nelle stazioni ferroviarie citate.

I meglio informati ci suggeriscono un soggiorno di 4/5 giorni per essere completamente soddisfatti: così arrivando il mercoledì sera o il giovedì mattina a Firenze si può dedicare una giornata/una giornata e mezza alla visita della città (Casa di Dante, chiesa di S. Margherita dove Dante incontrò Beatrice, e che la tradizione vuole ivi sepolta; Palazzo Vecchio ed il centro storico, e al meglio un museo); il venerdì si può raggiungere, sempre col treno (ve ne sono frequenti) il Borgo San Lorenzo traversando la zona del Mugello, per visitarlo e rientrare la sera a Firenze. Alla mattina di sabato si prende il Treno di Dante in modalità “crociera” per fare tappa prolungata a Brisighella (borgo medievale), e poi magari scendere a quella successiva, cioè a Faenza (nota per l’architettura neoclassica, per la lavorazione della ceramica e per le aziende di arredamento/oggetti-design) e lì pernottare; alla domenica mattina si riprende il Treno di Dante con destinazione Ravenna, dove si trovano la Tomba del poeta, il Museo e la casa di Dante, dove portò a termine la Divina Commedia. A Ravenna val poi la pena pernottare una notte per includere nel tour le più note basiliche, il mausoleo di Galla Placidia, il battistero Neoniano e la Cappella di Sant’Andrea, tutti luoghi patrimonio dell’Unesco.

Annunciamo a gran voce, quindi: “Signori, si sale in carrozza!”.

Silvia D’Ambrosio

TRENO DI DANTE

http://www.iltrenodidante.it

info@iltrenodidante.it

Prezzi: 1 tratta € 36,00

A/R € 56,00

Sconti per bambini e gratuità per i minori di 4 anni

CON UNA CORSA SALVI L’OCEANO

Iscrivetevi a #RunForTheOceans, aiutate con la vostra corsa ad eliminare i rifiuti di plastica.

Tutti i giorni fino a lunedì 6 Giugno (compreso) alla Darsena (via Gabriele D’Annunzio), dalla tarda mattinata fino alle h 24.00, lo stand Adidas promuove l’iniziativa per mari più puliti.

Scaricando l’App adidas.it/runfortheoceans ed iscrivendosi con il QR code, si riceve una borraccia bluette metallizzato in omaggio.

E se si è già in loco per fare jogging 🏃, si può approfittare dei tapis roulant messi gratuitamente a disposizione nello stand.
Bastano 10 minuti di corsa connessi all’App, che funge anche da contapassi, per permettere a Parley di eliminare una quota di plastica da spiagge costiere o isole 🏖🏝 prima che finisca negli oceani. 🦀🐙🐡🐠🐟🐬🦈🐳
Contribuiranno tutte le corse e corsette fino all’8 Giugno, giornata mondiale degli oceani.

Non restare impalato, corri, move and behave yourself ecologically 😃🌳🌱🌴

App. adidas.it/runfortheoceans
https://takeaction.parley.tv

 

Torna Tom Cruise in “Top Gun: Maverick” e rivive l’epica moderna

… ed è subito bellezza, stupore, commozione e gioia.

Non è retorica.

Quando Tom Cruise si assenta per qualche anno – magari per ragioni plausibili come la pandemia – dal grande schermo, ci sentiamo tutti spaesati (l’ultimo suo film Mission Impossible Fallout è del 2018). Perché quest’icona dei nostri giorni è un professionista di tale spessore, che per il pubblico è come se avesse vinto enne Oscar (ha vinto “solo” 3 Golden Globe, ed altri premi minori), ed è in grado di provocare nello spettatore un’immedesimazione che pochi del suo calibro possono garantire, specie nell’affrontare missioni davvero impossibili.

Provvidenziale per la sua carriera fu tra l’altro una lesione al tendine, allorché era un ragazzo, per cui abbandonò l’idea delle lotte di wrestling. Quando si dice che i mali a volte non vengono per nuocere…

Da bambino era dislessico, in forma piuttosto seria, frequentava la scuola pubblica e a soli 11 anni subì il trauma del divorzio dei suoi genitori, ma il nostro caro Tom (all’anagrafe Thomas Cruise Mapother) nella vita reale si gettò ben presto tutto alle spalle e dopo qualche comparsa televisiva volò a N.Y. per frequentare i corsi serali di recitazione, cercando di mantenersi con lavoretti saltuari.

Di lì in poi quanto a carriera non sbagliò praticamente nulla: mentre otteneva una qualche fama come fotomodello (essendo alto solo 1,68 m.), cambiò il suo agente, venne scritturato per un film di Zeffirelli (un geniale Zeffirelli) nel 1981 e di seguito i suoi compagni di scuola devono aver rosicato un bel po’, ammirandolo nelle locandine e relative pellicole di registi come Harold Becker, Ford Coppola, Ridley Scott, Scorsese, Oliver Stone, Ron Howard, Pollack, De Palma, Kubrick, Spielberg, Redford, Zwick, solo per citarne alcuni. Tom Cruise ha l’invidiabile media di 1 film all’anno; e che film!

Tra cambi di agenti, trasferimenti, lui è un’autentica macchina da guerra filmica e riesce a superare anche la perdita del padre allorché ha solo 22 anni, senza arrestare il lavoro e permettendosi, già da divo, di prendere parte a documentari, di diventare produttore – in fondo a cosa servono le statuette, se si è l’attore più pagato di Hollywood (2012) – ed anche da produttore viene annoverato (da economisti) tra i 4 produttori più solidi e geniali a livello planetario (tra gli altri ritroviamo il citato Spielberg ed una vecchia granitica conoscenza come George Lucas). O ancora può permettersi di prendere recenti lezioni di volo, per ridurre gli interventi scenici degli stuntman, a favore di una resa più che mai realistica.

A questo punto – direte voi – come possiamo sentirci noi di fronte a questa star cosmica, così americana e così poco americana al contempo (ha origini inglesi, irlandesi e tedesche), questo talento assoluto, di fronte ad uno che ha ribaltato tutti gli stereotipi? ad uno acclamato sulle passerelle di Cannes e di tutto il mondo? ad un Achille del mondo contemporaneo?

Ci sentiremo avviliti, dei nonnulla? No.

Perché lui sullo schermo è il tuo miglior amico, lui sei tu, o meglio tu non sei più tu; nella sala non ti accorgi neanche di indossare quell’odiosa mascherina, e che tu sia bimbo, donna o anziano, voli via nei cieli, puff… il tuo essere si disperde in volo o sulla terra alla volta di obiettivi impossibili.

Un tempo c’erano l’Iliade e l’Odissea ed i loro eroi, l’epica del XX e XXI secolo è scolpita da Tom Cruise.

Penserete voi: Top Gun: Maverick quale sequel del mitico Top Gun (uscito nel 1986, sotto la regia di Tony Scott, regista fratello di Ridley e mancato nel 2012) sarà un buon prodotto, così come Mission Impossible; tanto da aver rastrellato in pochi giorni nelle sale italiane (dall’uscita avvenuta esattamente il 25 Maggio; negli States è invece uscito il 27 Maggio) oltre 1 milione di euro, facendo lievitare l’incasso globale del film a 4 milioni di euro.

E’ chiaro che sia di per sé un buon prodotto, questo film presentato alla settimana del cinema di Cannes; è il pubblico stesso ad aver sollecitato per decenni un sequel, come ricorda l’attore, e qui gli ingredienti per la riuscita ci sono tutti: il buon cast, l’ottima fotografia affidata al cileno Claudio Miranda di origini italiane (già Oscar nel 2013) e le avvincenti riprese aeree, tutte live; una sceneggiatura convincente e ben ritmata; il ritorno del pilota alla base militare Miramar di San Diego, la stessa dove fu girato nel 1985 il film campione di incassi; lo spirito di gruppo ed allo stesso tempo di competizione; il velato tributo agli anni ’80; il melting pot e la raggiunta parità dei sessi anche tra i corpi militari (vedasi il pilota Phoenix, interpretata dall’argentina Monica Barbaro). L’obiettivo è una base nemica che per fair-play geopolitico non viene menzionata; c’è poi un regista, Joseph Kosinski, affascinato dalla fantascienza e laureato in ingegneria meccanica ed in architettura; ed anche la storia d’amore che, tra adulti, è più complessa e tira-e-molla delle storie adolescenziali.

Ma occorreva anche affrontare i rischi connessi al seguito di un cult-movie tanto dirompente, quello che consacrò Cruise alla Walk of Fame, con annesse aspettative di pubblico e critica. Quindi Cruise ha preso tempo per trovare la giusta storia ed il giusto team, per arrivare a filmare una pellicola di 131 minuti che scorrono veloci, e che proiettano il film d’azione ad un passo dalla fantascienza. Dopo 30 anni di onorato servizio dell’eroico Maverick, la storia andava riscritta e l’operazione era delicata; così il protagonista veste ora i panni di un addestratore, e non tanto quelli di top-pilot, che sente il peso della responsabilità delle vite dei giovani militari della sua squadra, cui ben presto si affezionerà.

E rispetto alla sua partner nella finzione, l’attrice ed ex-modella Jennifer Connelly, vi è pure un’altra strana coincidenza: venne scoperta anch’ella da un regista italiano, ossia Sergio Leone (C’era una volta in America, del 1984) e ha lavorato anche con Dario Argento; la ricordiamo per l’intensa interpretazione in A beautiful mind, che le valse l’Oscar del 2002 come migliore attrice non protagonista.

Per cui non ci schiereremo con certa critica intellettual-snobistica (che esalta quei film di fatto disertati dai più), perdoneremo quindi qualche trovata poco credibile (come una passeggiata in una base nemica senza esser notati) che reputiamo sorpassata dall’interpretazione del protagonista, la cui maturità artistica conferisce un ottimo suggello al buon prodotto Top Gun, e dal buon impianto filmico, che prevede cambi di rotta, dinamiche di azione ma anche relazionali, ostacoli ed imprevisti, creati pure dall’invidia o dalla scarsa lungimiranza di qualche superiore gerarchico.

Come non immedesimarsi in Pete Maverick Mitchell.

Leit motiv del film:

– prima o poi, ciascuno deve fare i conti col proprio passato.

 

Silvia D’Ambrosio

 

TOP GUN: MAVERICK (U.S.A.)

Regia: Joseph Kosinski

131’

Voto: 8 e mezzo

TUTTO PRONTO PER IL MEGA-CONCERTO DEL 21 MAGGIO DI RADIO ITALIA

Milano si popola di turisti e le strade del centro diventano affollate, per via del bel tempo e delle temperature estive, ed intanto piazza Duomo è già da giorni allestita per ospitare il grande concerto gratuito di sabato 21 Maggio di Radio Italia.

A partire dalle 20.10 di sabato, si alterneranno sul palco esibizioni rigorosamente live, come live sarà la sigla di Saturnino, e la frizzante presentazione dei cantanti sarà affidata agli ultra-collaudati Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu; ad accompagnare musicalmente le nostrane pop-star sarà la Mediterranean Orchestra, diretta dal maestro Bruno Santori. Il tutto a pochi giorni dall’Eurovision di Torino, con buon riscontro del pubblico, dove è stata Laura Pausini la mattatrice, a rubare la scena agli altri artisti.

Protagonisti sul palco milanese artisti giovani e meno giovani: oltre ai famigerati Morandi, Elisa, Marco Mengoni e Francesco Gabbani una schiera di altri cantanti, non meno noti e protagonisti di ascolti su radio e web, tra essi anche talenti lanciati dalla trasmissione Amici, fino ai rapper più noti ed amati dal pubblico.

Nei giorni scorsi si sono ascoltati degli spezzoni di prove da parte di alcuni dei protagonisti, davanti ad un pubblico incuriosito più che mai, intento a soffermarsi volentieri o magari a scattarsi un selfie davanti al palco. Così mentre a Milano in questi giorni impazza PianoCity, altra manifestazione di rilievo musicale inaugurata ieri sera da Francesca Michielin, e mentre a Cremona la fondazione Stauffer mette a disposizione in modo assolutamente gratuito i propri pregevoli corsi di perfezionamento a talentuosi musicisti di strumenti a corda provenienti da tutto il mondo, nel solco di un nuovo mecenatismo, questo prezioso e tipico appuntamento dedicato alla musica pop italiana ritorna dopo due anni di fermo obbligato, per l’emergenza sanitaria, quasi a voler scandire il ritorno alla normalità con rinnovato entusiasmo e ribadire la vivacità a tutto tondo dell’offerta musicale italiana.

Il Concerto sarà trasmesso in diretta su Radio Italia, Radio Italia Tv (canale 70 e 570 DTT, canale 725 di Sky, canale 35 di TivùSat, via satellite su “Hot Bird” 13° Est, solo in Svizzera su Video Italia HD), RADIO ITALIA TREND (canale 726 di Sky, 63 di Tivùsat e gratuitamente su Samsung TV Plus e Rakuten TV) e in streaming audio/video su radioitalia.it. Sarà fruibile sulle app ufficiali per iOS, Android, Huawei e su tutti i dispositivi Echo di Amazon. Sarà trasmesso in contemporanea su Sky Uno (canale 108), in streaming su NOW e in chiaro su TV8 (al tasto 8 del telecomando).

Per arrivare in piazza Duomo sarà necessario scendere nelle stazioni Metrò più vicine (Cordusio, San Babila, Missori o Montenapoleone), per motivi di sicurezza.

Hashtag ufficiale: #rilive

Stay you tuned.

ALL’ADI MUSEUM IN MOSTRA IL COSTUME DA BAGNO FINO AL 29 MAGGIO

Alle porte dell’Estate e con queste alte temperature, non vi è ispirazione migliore per il nostro look estivo – da spiaggia o da piscina – della mostra intitolata Sull’onda del tempo all’Adi Museum (piazza Compasso d’Oro 1, Milano; zona cimitero Monumentale), aperta fino al 29 Maggio.

Diversi capi sui manichini ed un video con i modelli in voga dagli anni ’20 agli anni ’90, prodotto da Olo Creative Farm ma ideato dagli studenti dello IED con l’ausilio dei docenti, e che sintetizza al pubblico la ricerca storica svolta in via didattica, mostrano al visitatore che i canoni di bellezza sono mutevoli nel tempo, ma possono anche evolversi all’insegna della sostenibilità; la location non poteva che essere l’unico grande polo del design made in Italy, inaugurato proprio un anno fa, e col biglietto unico si può visitare tutto il museo.

Il costume da bagno, che rispetto ad altri capi di indosso ha risentito forse di minor evidenza, è un capo sintomatico e simbolo di per sé di evoluzione sociale: dall’abbandono delle salopette tipiche degli anni Venti ai primi casti due pezzi degli anni Trenta, dall’emancipazione del tabù dell’ombelico (nel Luglio ’46), per venire alla diffusione popolare del bikini negli anni Sessanta, e nei decenni a venire all’uso del costume intero come body in palestra o in discoteca, o come sottogiacca. Pare comunque ve ne fossero dei prototipi molto abbozzati fin dal IV secolo d.C., come evidenziano i mosaici della Villa del Casale, a Piazza Armerina. Sono d’altronde gli studi scientifici che acclarano i benefici del sole, a spingere le aziende ed il pubblico tra fine ‘800 ed i primi decenni del ‘900 verso modelli via via più succinti.

Del tempo ne è passato dal 1907, anno in cui la nuotatrice australiana Annette Kellerman fu arrestata negli States per essersi esibita nel nuoto sincronizzato indossando un costume scandaloso che non copriva gambe, braccia e collo. Già negli anni trenta lo stilista parigino Jacques Heim rivendicava la paternità di Atome, il primo due pezzi che lasciava scoperto il ventre e che poche donne indossarono, anche a motivo del conflitto mondiale; fu nel Luglio ’46 che se ebbe la definitiva consacrazione: l’ingegnere Louis Réard, prese le redini della boutique della madre, inventò il Bikini dovendo già faticare per trovare chi lo indossasse a scopo dimostrativo, che poi divenne simbolo di sensualità con Brigitte Bardot (modello Vichy indossato in Et Dieu créa la femme di Roger Vadim) o con la Bond-girl Ursula Andress, o con Lucia Bosè e Sofia Loren tra concorsi di miss e passerelle.

Il titolo della mostra è stato volutamente dedicato all’onda nell’ottica di una sempre maggiore consapevolezza del rispetto che l’uomo deve avere nell’uso delle risorse naturali, e che ha visto in tempi recenti nascere tessuti innovativi, sostenibili e green, brevettati e prodotti da aziende settoriali, ma pure a richiamare alcuni frame ondulati disegnati da studenti IED nell’ambito di progetti scuola-lavoro per promuovere la salvaguardia del mare e del suo ecosistema, poi premiati da Yamamay e riprodotti nelle fantasie di alcuni capi di punta dell’azienda.

Siamo in un’epoca di grandi evoluzioni tecniche, in cui i cicli industriali si accorciano sempre più e raggiungono un periodo vitale di 7/8 anni, al termine dei quali occorre cambiare processi e macchinari” racconta Barbara Cimmino , Head Corporate Yamamay; “in questi processi ha sempre più spazio la voce <sostenibilità>, da intendersi come processo di produzione etico, alla ricerca di nuove sfide e con riguardo alla possibilità di riuso e smaltimento, e come obiettivo di orientamento del compratore/consumer. Siamo ad un punto in cui occorre un cambio delle regole.

In mostra ritroviamo sullo sfondo dei manichini sia i filati Repetable dell’azienda italiana RadiciGroup, la cui produzione abbatte le emissioni di CO2 del 45% ed i consumi (di acqua del 90% e di energia del 60%), sia i tessuti Sensitive Fabrics, che conferiscono al prodotto indeformabilità e durata, grazie all’elasticità tridimensionale, in modo da scongiurarne il deterioramento.

Ecco che, prendendo spunto da Ursula Andress che riemerge dalle acque fasciata dall’iconico bikini bianco, per essere al passo coi tempi e davvero cool le prossime Bond-girl dovranno scegliere i nuovi modelli proposti dall’industria più avanzata, conciliando la performance estetica con la consapevolezza green.

Silvia D’Ambrosio

ADI MUSEUM

Piazza Compasso d’Oro 1

20154 Milano

www.adidesignmuseum.org

aperto tutti i giorni, tranne il lunedì, h 10.30-20

biglietti: 12,00 / 9,00 €

Al cinema “Io e Lulù” per veri amanti degli animali

Da alcuni giorni è uscito nelle sale italiane un film per veri amanti degli animali, ma non solo.

Io e Lulù” è un film very american styled che ripercorre temi cari alla filmografia statunitense: le rigide regole militari, lo shock conseguente alle missioni di guerra, la precarietà dei rapporti sociali e delle famiglie nell’epoca contemporanea, il viaggio on the road, ed infine il rapporto che può consolidarsi tra un cane ed un umanoide.

Da sempre amante dei cani – da ranch, domestici, di razza o trovatelli – Channing Tatum ha avuto l’intuizione di sviluppare un suo precedente documentario (War dog) in un film di cui è regista insieme all’amico e socio Reid Carolin (che è anche co-sceneggiatore) e che negli U.S.A. ha avuto un buon successo al botteghino, pur non facendo parte delle principali major.

Al protagonista Briggs (Channing Tatum) viene assegnato un compiuto piuttosto arduo e questo ha a che fare con la cagnolona Lulù, orfana del suo padrone ed addestratore: il ranger Rodriguez, amico di Briggs. Così ha inizio un lungo e macchinoso viaggio denso di imprevisti, durante il quale Briggs tenterà di fidarsi maggiormente della cagnolotta, che aveva prestato servizio nell’arma militare in missione ed è ulteriormente provata dalla mancanza del suo padrone, con risultati altalenanti. Una cagnolotta il cui destino parrebbe segnato da una decisione elaborata all’interno delle gerarchie militari.

La sceneggiatura prevede veri dialoghi tra Briggs ed il cane, ciascuno forte del proprio linguaggio; da una reciproca distanza si passa attraverso marachelle di ambedue i protagonisti e situazioni inaspettate e ricche di humor, ad una maggiore vicinanza; ma in fondo appare chiaro da subito che Briggs capisca Lulù ed il suo stato d’animo, e Lulù capisca Briggs e quanto le venga ordinato, anche se non sempre vuole ascoltarlo.

La magnifica fotografia del film accompagna lo spettatore nella visione di questa storia, che è soprattutto – come ogni storia con un pet – condivisione di momenti ed adatta a tutti, grandi e piccini.

Una curiosità interessante attiene al casting precedente all’avvio delle riprese, in cui sono stati esaminati 150 esemplari Malinois – questa la razza del cane Lulù – per selezionarne infine tre, due dei quali provenienti dall’Europa; in pratica ai nostri occhi pare in scena una sola Lulù, ma a recitare sono tre. “Nel film si raggiunge un ottimo livello di interazione tra Briggs ed il cane Lulù che, diversamente da altri film/telefilm sugli animali, sono ambedue protagonisti alla pari, non vengono ripresi singolarmente e poi assieme in modo occasionale, ma condividono quasi ininterrottamente le scene del film, arrivando ad un livello di realismo forse mai toccato in precedenza” ha avuto modo di sottolineare Reid Carolin, ponendo l’accento sul gran lavoro sul set e sull’amalgama durato mesi per arrivare al risultato finale: un film della durata di 100’.

Anche spartendosi i compiti, poi, non possiamo certo dire che questi tre splendidi Malinois recitino da cani, tutt’altro!

Leit motiv del film:

– un cane eroe, al termine delle sue missioni, rischia di essere dismesso e questo è profondamente ingiusto;

– è bello salvarsi a vicenda;

– le regole esistono per essere infrante.

 

Silvia D’Ambrosio

 

IO E LULU’ (U.S.A.)

Regia: Gordon Reid Carolin e Channing Tatum

100’

Voto: 7

 

AL POLDI PEZZOLI I TRITTICI DI PARTY FINO AL 27 GIUGNO

INAUGURATA L’ORANGERIE CHE AFFACCIA SUL GIARDINO INTERNO

Chi si recherà al museo Poldi Pezzoli fino al 27 Giugno troverà, inserita nel contesto, una mostra alquanto particolare: la personale “Triptich” del giovane artista svizzero Nicolas Party (classe ’80), che ormai vive e lavora a New York.

Le sue sono opere tridimensionali dove pittura, scultura e modernità si fondono in maniera originale, con quel tanto di classico che richiama i famosi trittici d’altare medievali e l’iconografia, e con quel tanto di moderno che riporta all’arte fotografica, o financo alla filmica di Hitchcock avvolta di mistero e di scandaglio psicologico.

Ad essere esposte una decina di sue opere; cinque trittici di dimensioni ridotte sono collocati nel Salone dorato del museo, dove troneggiano tele di Mantegna, Botticelli, Piero della Francesca o del Pollaiolo; ed un trittico di grandi dimensioni (4 metri di lunghezza) occupa la stanza del Collezionista, quasi si trattasse di una scenografia dedicata a due santi che ispirano diversi dipinti rinascimentali: San Paolo e San Girolamo.

Gli sportelli laterali dei trittici riprendono nature morte, paesaggi o motivi dove si prediligono tonalità scure, quasi un tributo alla Scozia e alle sue atmosfere (in Scozia l’artista si è perfezionato in gioventù); sui diafani volti ritratti si riverbera una particolare energia proveniente dai colori della capigliatura, degli occhi e dalle vesti drappeggiate, a loro volta intrise di colori accesi.

La stoffa diventa espressione del sentimento interiore” rivela l’artista, “è il movimento che dà vita alla stoffa” ed anche in tal caso riaffiora la passione rinascimentale per gli abiti dei personaggi, interpretata però in chiave contemporanea attraverso l’uso del pastello.

Non mancherà il visitatore di notare il magnetismo di cui sono intrisi i suoi ritratti, che catturano letteralmente lo sguardo ed appaiono solo apparentemente semplici e lineari; tradiscono una complessità – dicevamo – tipica del mondo, o meglio dell’abisso di Hitchock, dove “il diaframma che separa normalità e follia è sottilissimo” e in cui “non è possibile separare manicheisticamente i buoni dai cattivi, gli innocenti dai colpevoli in quanto gli uni sono le maschere e il doppio degli altri” (citando Gian Piero Brunetta in un commento sul celeberrimo regista inglese, in Dizionario universale dei registi).

Il museo non è nuovo ad esposizioni contemporanee, in un solco che prosegue da oltre un decennio. Quale connessione tra passato e presente, si annovera anche il recente allestimento di una Orangerie di oltre 100 metri quadri, in vetro, acciaio e ferro battuto, che richiama le mode architettoniche di fin de siècle ed offre un affaccio perimetrale sul verde interno.

E’ bene ricordare che l’attuale via Manzoni veniva anticamente chiamata Corsia del Giardino per la compresenza di ben quattro giardini confinanti, di proprietà dei conti Porta, Olgiati, Alario e del marchese Olivazzi. Quando nella seconda metà del XVIII secolo furono concentrati in mano alla famiglia Pezzoli, venne affidato ad un architetto il progetto di palazzo e giardino, che venne disposto all’italiana (quattro aiuole geometriche collegate ad una rotonda centrale), e poi nell’800 trasformato, per volere di Giuseppe Poldi Pezzoli (cognome nobiliare quest’ultimo, ereditato dallo zio) e soprattutto di sua moglie Rosina Trivulzio, in giardino all’inglese secondo i dettami dell’epoca, con piante da frutto, esotiche, cespugli e fiori, fino ad essere negli ultimi tempi riprogettato con impianto a rondò.

Al taglio del nastro, cui era presente il sindaco cittadino Giuseppe Sala, la direttrice del museo Annalisa Zanni si è detta orgogliosa di questo nuovo ambiente dove si vive l’esterno anche dall’interno, e che consente una fruizione osmotica tra il museo e l’incantevole spazio verdeggiante che rischiava l’inutilizzo; una struttura per caratteristiche di ampiezza, luminosità ed eleganza, in grado di ospitare eventi del museo o privati, e che consente un accesso privilegiato al giardino.

Silvia D’Ambrosio

MUSEO POLDI PEZZOLI www.museopoldipezzoli.it

Via Manzoni 12, Milano

Tel. 02.794889

MOSTRA di NICOLAS PARTY APERTA FINO AL 27 GIUGNO

ORARI: 10-13, 14-18 tutti i giorni, eccetto il martedì

Biglietti: 14,00/10,00 euro