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AL POLDI PEZZOLI I TRITTICI DI PARTY FINO AL 27 GIUGNO

INAUGURATA L’ORANGERIE CHE AFFACCIA SUL GIARDINO INTERNO

Chi si recherà al museo Poldi Pezzoli fino al 27 Giugno troverà, inserita nel contesto, una mostra alquanto particolare: la personale “Triptich” del giovane artista svizzero Nicolas Party (classe ’80), che ormai vive e lavora a New York.

Le sue sono opere tridimensionali dove pittura, scultura e modernità si fondono in maniera originale, con quel tanto di classico che richiama i famosi trittici d’altare medievali e l’iconografia, e con quel tanto di moderno che riporta all’arte fotografica, o financo alla filmica di Hitchcock avvolta di mistero e di scandaglio psicologico.

Ad essere esposte una decina di sue opere; cinque trittici di dimensioni ridotte sono collocati nel Salone dorato del museo, dove troneggiano tele di Mantegna, Botticelli, Piero della Francesca o del Pollaiolo; ed un trittico di grandi dimensioni (4 metri di lunghezza) occupa la stanza del Collezionista, quasi si trattasse di una scenografia dedicata a due santi che ispirano diversi dipinti rinascimentali: San Paolo e San Girolamo.

Gli sportelli laterali dei trittici riprendono nature morte, paesaggi o motivi dove si prediligono tonalità scure, quasi un tributo alla Scozia e alle sue atmosfere (in Scozia l’artista si è perfezionato in gioventù); sui diafani volti ritratti si riverbera una particolare energia proveniente dai colori della capigliatura, degli occhi e dalle vesti drappeggiate, a loro volta intrise di colori accesi.

La stoffa diventa espressione del sentimento interiore” rivela l’artista, “è il movimento che dà vita alla stoffa” ed anche in tal caso riaffiora la passione rinascimentale per gli abiti dei personaggi, interpretata però in chiave contemporanea attraverso l’uso del pastello.

Non mancherà il visitatore di notare il magnetismo di cui sono intrisi i suoi ritratti, che catturano letteralmente lo sguardo ed appaiono solo apparentemente semplici e lineari; tradiscono una complessità – dicevamo – tipica del mondo, o meglio dell’abisso di Hitchock, dove “il diaframma che separa normalità e follia è sottilissimo” e in cui “non è possibile separare manicheisticamente i buoni dai cattivi, gli innocenti dai colpevoli in quanto gli uni sono le maschere e il doppio degli altri” (citando Gian Piero Brunetta in un commento sul celeberrimo regista inglese, in Dizionario universale dei registi).

Il museo non è nuovo ad esposizioni contemporanee, in un solco che prosegue da oltre un decennio. Quale connessione tra passato e presente, si annovera anche il recente allestimento di una Orangerie di oltre 100 metri quadri, in vetro, acciaio e ferro battuto, che richiama le mode architettoniche di fin de siècle ed offre un affaccio perimetrale sul verde interno.

E’ bene ricordare che l’attuale via Manzoni veniva anticamente chiamata Corsia del Giardino per la compresenza di ben quattro giardini confinanti, di proprietà dei conti Porta, Olgiati, Alario e del marchese Olivazzi. Quando nella seconda metà del XVIII secolo furono concentrati in mano alla famiglia Pezzoli, venne affidato ad un architetto il progetto di palazzo e giardino, che venne disposto all’italiana (quattro aiuole geometriche collegate ad una rotonda centrale), e poi nell’800 trasformato, per volere di Giuseppe Poldi Pezzoli (cognome nobiliare quest’ultimo, ereditato dallo zio) e soprattutto di sua moglie Rosina Trivulzio, in giardino all’inglese secondo i dettami dell’epoca, con piante da frutto, esotiche, cespugli e fiori, fino ad essere negli ultimi tempi riprogettato con impianto a rondò.

Al taglio del nastro, cui era presente il sindaco cittadino Giuseppe Sala, la direttrice del museo Annalisa Zanni si è detta orgogliosa di questo nuovo ambiente dove si vive l’esterno anche dall’interno, e che consente una fruizione osmotica tra il museo e l’incantevole spazio verdeggiante che rischiava l’inutilizzo; una struttura per caratteristiche di ampiezza, luminosità ed eleganza, in grado di ospitare eventi del museo o privati, e che consente un accesso privilegiato al giardino.

Silvia D’Ambrosio

MUSEO POLDI PEZZOLI www.museopoldipezzoli.it

Via Manzoni 12, Milano

Tel. 02.794889

MOSTRA di NICOLAS PARTY APERTA FINO AL 27 GIUGNO

ORARI: 10-13, 14-18 tutti i giorni, eccetto il martedì

Biglietti: 14,00/10,00 euro

Nel cuore di Brera apre Officine Universelle Buly

Potrebbe sembrare un set di un film dell’Ottocento, invece si tratta di una boutique originale, una bottega (questa la traduzione fedele dalla lingua francese) che solletica l’immaginario collettivo, e dal sapore di un tempo senza tempo.

Il primo store italiano di Officine Universelle Buly, storico marchio francese acquisito lo scorso Autunno dalla multinazionale Lvmh, ha aperto pochi giorni fa a due passi dall’Accademia di Brera, dalla Pinacoteca e dal Teatro alla Scala, in un crocevia strategico per lo shopping italiano ed internazionale, che si inserisce tra gallerie d’arte, palazzi di fine 800/inizio 900 e noti Hotel.

Un vero emporio della bellezza: oltre a profumi a base d’acqua, prodotti per la cura-viso o cura-corpo, creme, oli, saponi, ma anche pettini e spazzole in esposizione nelle bacheche, o libri su elementi botanici, fino alle candele da ambiente che si scaldano sotto una lampada. I vari prodotti sono personalizzabili mediante apposizione delle iniziali o nella composizione.

Le vetrine sono in mogano scuro e contrastano col marmo nero e coi velluti color crème, dello stesso colore del tendaggio quasi teatrale, dietro al bancone, come ad annunciare “la bellezza è servita!”. L’illuminazione è profusa dall’alto, con chiaro gusto retrò, ma nello stesso tempo la ritroviamo anche diffusa, perché il prodotto deve essere al centro dell’attenzione del cliente, impreziosito e riposto per lo più in teche. Diremmo, un lusso rigoroso che richiama alla mente le drogherie d’epoca, in versione attualizzata e minimalista (su progetto della maison, realizzato poi dagli architetti Luca Pieracci e Beatrice Lenzi).

Etichette in metallo contraddistinguono i vari componenti naturali dei prodotti, tutti made in France. La tradizione dei maestri profumieri del marchio prosegue dall’Ottocento, tramandata gelosamente, e si ispira alla naturalità, con esclusione di parabeni, siliconi e limitazione di agenti chimici. All’interno del lussuoso negozio, le commesse si presentano rigorosamente vestite di nero, smorzato solo da colletti bianchi.

L’opening si inserisce in un ampio progetto di espansione del brand, che include l’Estremo Oriente – uno dei mercati più affezionati –, l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi.

Il leit motiv il seguente: il bon ton e gli antichi saperi come stile di vita.

Officine Universelle Buly

Via Brera 2, Milano

Tel. 02.36633501