un CAPODANNO da BRANCO a MILANO

Mentre gli assessori del Comune di Milano, sulla scia dell’entusiasmo per la vittoria di Sala, pontificano su Milano-città-strasicura, e mentre a Roma (fino a pochi mesi fa) pareva che l’unico modo di diffondere la cultura del rispetto fosse la bozza di legge Decreto Zan,
nella notte tra l’Ultimo dell’Anno ed il 1° Gennaio, a Milano una ragazza adulta di 19 anni nel bel mezzo di piazza Duomo, viene ripetutamente molestata e spintonata da un numero imprecisato di ragazzi.
Proprio in mezzo a piazza Duomo, davanti agli occhi di molti curiosi, del tutto indifferenti, alcuni dei quali intenti (o forse anche divertiti) a riprendere col cellulare la drammatica scena. Piuttosto che ad intervenire per disperdere gli aggressori.
La vittima ha potuto salvarsi solo grazie all’intervento (comunque abbastanza tempestivo) della Polizia, attratta dal vociare e dalla ressa ingeneratasi.
Certo, la sera di Capodanno !
Si fosse trovata altrove, in qualche parco, e magari non al 31 Dicembre, chissà cosa avrebbe rischiato. E fosse stata altrove, ed ancora più gracile ed indifesa, magari minorenne.
Così quando si pontifica in TV che le ragazze devono andare tranquille a casa di coetanei a loro sconosciuti (come fatto da Nuzzi, a Quarto Grado), sol perché trattasi del figlio di una persona nota (ossia ) ma di fatto sconosciuta (casa Grillo), o si dice che le donne devono attraversare parchi nell’oscurità, ed altre gran cagate, credo si parli a vanvera per far prendere aria alla bocca, mentre – purtroppo – donne-uomini-bambini devono sempre avere ben presente le possibili situazioni di pericolo e rischio, e scegliere di evitare i rischi il più possibile.
Potendosi pure concretizzare rischi in situazioni che magari non si pensavano pericolose, sulla carta, specie in una Metropoli.
E credo che nell’ approntare delle proposte di legge, si debba restare molto ancorati alla realtà dei fatti, e cercare di restare semplici e piuttosto “basici”, ma allo stesso tempo inflessibili nel curare che vengano effettuate davvero delle ore di educazione sessuale e di educazione civica. Ovviamente cercando pure di curare – mediante controlli dei Dirigenti Scolastici – che i primi a dare il buon esempio siano i docenti, gli adulti.
Perché il malessere di questi giovani che formano discende principalmente dalla carenza educativa e mancanza di modelli tra gli adulti.
Per questo penso che poche cose fatte, ma FATTE davvero, servano più di molteplici e complessi interventi segnati sulla carta, e magari poi destinati in molte realtà scolastiche, a restare solo lì: carta.

Silvia D’Ambrosio

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